Italian Family's Hung Gar Association


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Articoli e Notizie

HUNG GAR SHAOLIN ORIGINAL KUNG FU

Arti marziali; difficile considerarle con serietà, soprattutto se si ha la sfortuna di incappare in insegnanti incapaci per primi di comprendere come merita il mondo cui si sono accostati. L'errore peggiore (e purtroppo più diffuso) nel quale incorrono i maestri occidentali sta nel considerare la disciplina che sono chiamati a trasmettere agli allievi semplicemente come un corpus finito di regole e schemi. Loro l'hanno imparato seguendo un rigido percorso ascendente - segnato volta a volta dall'acquisizione di cinture di vari colori e poi da progressivi dan - e allo stesso modo, senza togliere, ma soprattutto senza aggiungere alcunché, si adoperano per farlo conoscere agli altri. Il minimo che si possa dire, di un tale metodo di insegnamento,è che sia condannato alla sterilità, che altro non sia che vuota ripetizione di tecniche di respirazione e meditazione, passi, figure e applicazioni che, definitivamente sottratte al più generale contesto cui appartengono, significano poco o nulla. Se a questo desolante quadro aggiungiamo che, in molti casi, per alcuni "maestri" di arti marziali la padronanza di diverse tecniche di lotta rappresenta anche (se non soprattutto) un'opportunità da sfruttare in chiave economica, la misura risulta davvero colma. Di fronte a tali "bellicose" dichiarazioni, il lettore potrà forse sentirsi smarrito; mi sia dunque concesso di rassicurarlo; non è mia intenzione gettare indiscriminatamente fango sul mondo delle arti marziali, mondo che amo e frequento ormai da molti anni. Una così significativa esperienza, tuttavia, mi ha permesso di conoscere anche gli aspetti meno nobili legati a quest'arte, e di tutto questo ritengo mio preciso dovere parlare, anche e soprattutto per aiutare ad orientarsi coloro che del mondo delle arti marziali conoscono poco o nulla ma magari hanno intenzione di praticarne le differenti discipline con impegno, costanza e passione. Il mio personale percorso è radicalmente cambiato (in meglio) all'età di 30 anni. Dopo un lungo periodo di intensa applicazione teorico-pratico, purtroppo sviluppata sotto la guida di un trainer non all'altezza della situazione, ho infatti incontrato il Maestro Cheok Foong. Costui, profondo conoscitore dell'antico stile Hung Gar Shaolin del Sud, mi colpi immediatamente per la sua tecnica di studio: posizioni basse, allenamento intenso e continuo, applicazione su ogni tecnica, richiamo costante alle forme originali dello stile di combattimento. In una parola, nessuna scorciatoia e nessuna facile semplificazione in obbedienza al principio secondo cui è la via stretta e tortuosa la sola che conduce alla virtù. Foong, da quaranta anni praticante di Hung Gar Kung Fu (lui non ama farsi chiamare maestro, e non è difficile comprenderne la ragione una volta conosciuto il suo modo di "vivere" l'arte marziale), cancellò in breve tempo le mie precedenti convinzioni e abitudini di allenamento, spiegandomi nel dettaglio in che cosa fossero errate e preparandomi all'acquisizione di nuove conoscenze: capii cosi l'inutilità delle varie cinture e dei colori che dovrebbero testimoniare i diversi gradi di esperienza, dell'allievo come del maestro. La cintura , infatti afferma Foong, come tutti i segni esteriori, serve solo a imprigionare il proprio Chi, interrompendo il continuo flusso di conoscenze e di esperienza che rappresenta il nucleo fondamentale di ogni arte marziale; l'utilità delle cinture, difesa dalle federazioni e dai centri sportivi, il cui fine è costruire un percorso generale che funzioni per ogni singolo allievo, può forse avere senso se ci si limita a considerare l'arte marziale alla stregua di uno sport amatoriale qualunque, ma perde completamente di significato allorché si consideri il Kung Fu o qualsiasi altra disciplina simile come un vero e proprio percorso di vita. Foong è stato chiaro fin da subito, spiegando che il Kung Fu è sacrificio, disciplina che interessa allo stesso modo corpo e spirito, arte caratterizzata da un ben preciso stile, che va seguito senza deroghe, applicandosi sulle posizioni di base fino a farle diventare posizioni proprie, parti di quel che si è. Solo cosi ha senso "studiare" un'arte marziale. Ma chi è il Maestro Cheok Foong? Ecco alcune brevi note che potranno, anche se soltanto in parte, soddisfare la curiosità del lettore. Foong , Malesiano di nascita, figlio di genitori cinesi immigrati, comincia a studiare il Kung Fu all'eta di sette anni sotto la guida del Gran Maestro Wong Pau Seiu. Da subito gli si richiede devozione assoluta alla disciplina, e lui risponde appieno alle attese accettando ogni genere di sacrificio:allenamenti durissimi fin dall'alba, pausa solo per la scuola e loro ripresa la sera. Anni di vita consacrati all'Hung Gar Kung Fu gli guadagnano la fiducia e l'affetto del maestro, che decide di iniziarlo ai segreti di quest'affascinante arte marziale: fra le tecniche che acquisisce, meritano menzione particolare il Tao Lu a mano nude e con armi tradizionali (panchetta, zappa contadina, rastrello, kwandao, lancia ventaglio, doppi dan dao, bastone medio, bastone lungo, doppi bastoni corti, spada dritta, scudo, coltelli a farfalla, tie chi, dao singolo, bastone a tre sezioni, tridente e coltelli corti ecc). Poco prima della sua morte, il maestro Wong Pau Seiu dona a Foong di una serie di manoscritti sull'Hung Gar Kung Fu; su questi testi, ancora oggi Foong si applica con inesausta volontà e desiderio di conoscenza, consapevole che lo studio delle arti marziali è un percorso infinito, una continua acquisizione di conoscenza. Allo stesso tempo, partecipa ad altri, agli allievi che giudica degni, quel che a sua tempo ha ricevuto: la possibilità di percorrere assieme a lui la difficile ma affascinante via stretta dell'Hung Gar Kung Fu. Qualcosa di lontano anni luce dalle esibizioni che siamo abituati a vedere, dagli spettacolari saggi "aperti al pubblico", dagli insegnamenti praticati nella maggior parte delle palestre italiane; ma anche qualcosa di assolutamente unico, che vale davvero la pena conoscere.


Danza del Leone a Milano

In ogni angolo del mondo, da sempre, i popoli hanno praticato danze folcloristiche. Ad esse sono legati riti religiosi, simulazioni di caccia, combattimenti tra uomini e animali, riti propiziatori e cosi via. Mantenute vive nella memoria delle genti, queste danze hanno attraversato secoli e generazioni, imponendosi come principale veicolo di manifestazione della propria cultura e delle proprie radici. In Cina e nelle fascia asiatica orientale, uno dei riti propiziatori più noti è la "Danza del Leone", detta anche "Danza del Liocorno", e sembra sia stato un periodo di grave siccità patito in una particolare regione (o una spaventosa carestia) a causarne la nascita. Narra infatti una leggenda che un non meglio identificato imperatore, nel sonno, udì una voce che gli ordinava di far danzare alcuni uomini mascherati in modo da sembrare un "leone con un corno sul capo"; solo così la regione, così terribilmente provata, si sarebbe salvata. L'imperatore diede ascolto alla voce misteriosa e la terra rifiorì; non deve dunque stupire il fatto che questa danza, in Cina, venga considerata un potente veicolo di buona fortuna e un efficacissimo amuleto contro il malocchio. Con il trascorrere del tempo, le rituali movenze del leone conquistarono anche i vicini paesi orientali e vennero tramandate fino ai giorni nostri.Complice di questo "successo" è proprio la figura dell'animale che dà il nome alla danza; l'iconografia del leone, infatti, è diffusissima in Cina; la si trova all'ingresso di un gran numero di templi e di pagode, è tradizionale ornamento nelle case private nonché presenza fissa nel festoso e multicolore Capodanno. Ma qual è l'esatto significato di questa danza e come si sviluppa, in tutti i suoi aspetti, questo affascinante rito propiziatorio? Prima di rispondere ai due impegnativi quesiti, è importante fare una precisazione; in Cina esistono diverse scuole in cui viene insegnata la"Danza del leone", ognuna caratterizzata da proprie, esclusive personalità. Lasciando da parte le minori, devono esser citate, per ragioni di diffusione e di importanza, quelle pechinesi, cantonesi e malesi. Secondo quanto da esse stabilito, il leone, nella danza, esprime innumerevoli stati d'animo, tra gli altri, collera (leone arrabbiato), mestizia (leone triste) e desiderio di cibo (leone affamato). Nel corso del ballo rituale, l'animale, "vivificato" da due o tre persone, si muove al suono di cembali e di un tamburo; quest'ultimo strumento simboleggia l'eccitato pulsare del cuore del leone, colto nel suo particolare stato d'animo. Il costume indossato dai danzatori è un manufatto artigianale di cartapesta, studiato per garantire la più ampia libertà di movimento; esistono leoni a pelo lungo oppure corto (e c'è addirittura un cucciolo), ma in tutti i casi i colori sono il rosso, il giallo e il nero. Naturalmente, per poter aspirare ad animare il leone è necessario essere esperti di arti marziali: è fondamentale, infatti, che chi deve far muovere l'animale sia in grado di farlo sembrare vivo, intelligente e dotato di sentimenti quasi umani. Per raggiungere lo scopo, i candidati devono sottoporsi a un allenamento duro e costante, che mescola la tecnica di lotta e preparazione squisitamente coreografica. La tecnica di cui ci si impadronisce al termine di questo lungo e impegnativo tirocinio presenta aspetti di straordinaria spettacolarità; basti pensare, per fare un solo esempio, che durante le gare di "Danze del Leone" (ne esistono numerose e nella più importante si assegna il titolo di campione del mondo) ci si esibisce su pali alti 3 o 4 metri e disposti in linea retta, o sui bordi di grandi vasi. Anche in Italia la "Danza del leone" ha trovato numerosi estimatori e appassionati; tra i più preparati interpreti vanno segnalati allievi e maestri di una scuola milanese di Kung-Fu stile Hong gar tradizionale. In questa scuola, riconosciuta come Associazione Hong Gar Kung Fu Nan Shaolin, si praticano da diversi anni vari stili di danza, tra cui quelli del leone ubriaco, del leone arrabbiato, del leone innamorato, del leone affamato, del leone delle tre stelle e del leone delle sette stelle. Le diverse interpretazioni di questa danza hanno la supervisione tecnica del Maestro Cheok Foong e sono capitanate da Bartolomeo Mancia, suo primo e diretto allievo. Il Maestro Foong, malese di nascita ma italiano d'adozione, è uno dei massimi esperti viventi dell' Hong Gar Kung-Fu e della "Danza del Leone". Sotto la sua guida, gli allievi della scuola e in special modo Bartolomeo Mancia, hanno potuto approfondire moltissimi aspetti legati a questa affascinante tecnica di lotta e a questa danza rituale, comprendendo come il vero insegnamento di un arte marziale non si risolva in una sterile memorizzazione di "figure" e "colpi proibiti" ma significhi, per prima cosa, avvicinarsi con umiltà e passo dopo passo alle radici di una cultura e di un mondo distantissimi da quello in cui siamo nati e cresciuti. Ed è esattamente così, con umiltà, e con inesausto desiderio di imparare, che il Maestro Foong trasmette ai suoi allievi le conoscenze accumulate in oltre quarant'anni di attività svolta ai massimi livelli. Tra le più importanti, una "Danza del Leone" pressoché perfetta, strumento privilegiato di conoscenza di una civiltà affascinante e lontana come quella cinese.


GrandMaster Wong Pak Siuw

Il Gran Maestro Wong Pak Siew è nato nella provincia di Guangdong, nella Cina meridionale. Quando era giovane, ha imparato lo ShaoLin Hung Gar KungFu da suo zio, il Gran Maestro Wong Yew Jit presso lo "Hung Sheng Training Center" in Cina. Il Gran Maestro Wong Yew Jit è anche una delle "Dieci Tigri" dai discepoli diretti discendenti del Tempio Shaolin.
Il Gran Maestro Wong Pak Siew ha imparato l'autentico Shaolin Kungfu, comprendente le forme lunghe e corte del pugno base dello Shaolin, il pugno delle Sette Stelle, il pugno del Leopardo e le forme dei Cinque Animali: il Drago, la Tigre, il Serpente, la Gru e il Leopardo. Ha inoltre padronanza di varie armi tra cui il Doppio Bastone del Dragone, il Wing Chun con le doppie spade, la sciabola Cinese; la Spada, la Panchina, la Lunga Asta dello Shaolin, la Lancia, la Grande Spada, il Ventaglio Cinese, il Pugnale Cinese, la Nancha Cinese, la Tong Fa, la Vanga del monaco, la Doppia Sciabola, le Doppie Spade, l'Alabarda, il Cerchio delle Nove Spade e le doppie spade Artiglio di Tigre.
Quando scoppiò la guerra tra il Giappone e la Cina, il Gran Maestro Wong Pak Siew si spostò dalla Cina a Hong Kong e, in una fase successiva, in una piccola città chiamata Seremban che si trova nello stato di Negeri Sembilan in Malesia. Da lì, ha iniziato allo ShaoLin KungFu le popolazioni locali alle quali insegnò ogni singola lezione che egli apprese in Cina.
Il Maestro Cheok Foong a partire dalla tenera età ha intrapreso la via del Kungfu Shaolin, per oltre 30 anni, formandosi sotto la supervisione diretta del Gran Maestro Wong Pak Siew e ha imparato le forme dei Cinque Animali dello Shaolin KungFu e le varie armi. Il Maestro Cheok in qualità di insegnante certificato, è stato obbligato dal suo maestro Wong, a trasmettere questo autentico Shaolin KungFu alla prossima generazione.
Diversi anni fa, ha fondato una scuola a Milano, insieme al suo unico e diretto primo allievo, il Maestro Bartolomeo Mancia, a divulgare questa meravigliosa disciplina millenaria in Italia.


HungGar per benessere


Introduzione

L'essere umano è una macchina perfetta che, contrariamente a tutti i mezzi meccanici da lui costruiti, ha bisogno di un continuo movimento per essere perfettamente efficace e veramente efficiente. L'attività fisica va considerata come un bisogno essenziale che, considerati i ritmi incessanti e frenetici ai quali siamo quotidianamente sottoposti, può aiutarci a vincere sedentarietà e invecchiamento. Ma l'attività fisica non può essere lasciata al caso. Per ottenere il massimo rendimento è necessario seguire alcune indispensabili regole, come una pratica fisica costante e regolare e un'alimentazione corretta. Lo scopo di questo scritto, dunque, non è quello di fornire una visione esaustiva dell'allenamento HungGar, ma quello di offrire una ricognizione su alcuni fondamenti teorici e introdurre degli esercizi pratici per avvicinarsi senza timore all'attività dell'HungGar.

HungGar: cos'è e a cosa serve

Per HungGar si intende uno "stile di vita" orientato al miglioramento della vita stessa, attraverso uno sfruttamento intelligente di tutte le potenzialità del corpo al fine di trarre il massimo benessere psicofisico. I benefici, che la costante pratica dell'HungGar può dare, si traducono in un miglioramento delle proprie capacità attraverso l'aumento di: forza e resistenza muscolare, mobilità articolare, capacità e efficienza aerobica, un giusto equilibrio tra massa magra e grassa e, infine, fiducia in se stessi. Quando si parla di HungGar si intende una pratica che può essere concepita in differenti modi: l'HungGar, infatti, è una combinazione di diverse componenti che interagiscono tra loro. I suoi pilastri possono essere riepilogati in cinque elementi fondamentali: la resistenza aerobica, ovvero la capacità del corpo di assorbire, trasportare e utilizzare l'ossigeno, la forza muscolare, la capacità dei muscoli del corpo di produrre grandi sforzi concentrati utilizzando energia anaerobica, la resistenza muscolare, la flessibilità, la capacità di allungare i muscoli e, infine, la composizione del corpo, la giusta proporzione tra massa magra e grassa. L'obiettivo per un praticante è quello di raggiungere il corretto equilibrio fra tutte queste componenti.

Le differenze tra l'HungGar e l'attività "sportiva" convenzionale

L'HungGar è un insieme di attività motorie che agiscono sulla totalità dell'organismo. Le finalità dell'HungGar sono principalmente due. Da un lato, rafforzare la tonicità dei muscoli per garantire al corpo il corretto equilibrio tra massa muscolare, grassi e liquidi. Dall'altro, aumentare le capacità aerobiche (respirazione), potenziare la resistenza allo sforzo fisico e migliorare la circolazione del sangue. L'HungGar è una disciplina che ospita, al suo interno, alcune sezioni specifiche come l'aerobica e il sollevamento pesi. L'aerobica è la ripetizione di un determinato gesto tecnico associato al ritmo e finalizzato a migliorare la capacità del corpo di assorbire, trasportare e utilizzare l'ossigeno. Il sollevamento pesi è, invece, una ripetizione finalizzata a sviluppare la forza muscolare massimale per effettuare una contrazione muscolare spostando un carico sempre maggiore. Le attività che caratterizzano l'HungGar sono molteplici e riguardano discipline con e senza attrezzi o strumenti.

HungGar e alimentazione

L'alimentazione ha un ruolo essenziale nello svolgimento di qualsiasi attività marziale. Il dispendio di energie avviene in funzione del peso dell'individuo, del sesso e dell'età: un regime dietetico va calcolato con cura e personalizzato. Genericamente, un'alimentazione sana e bilanciata prevede circa 2000/2500 kcal al giorno, fornite per il 55% da carboidrati, il 30% da grassi e il 15% da proteine. È importante bere molta acqua, per reintegrare il sudore perso, e assumere fibre alimentari come cereali integrali, frutta e verdura. Questi ultimi sono molto importanti per l'apporto di vitamine, zuccheri e Sali minerali, indispensabili per prepararsi all'attività marziale e per integrare lo sforzo compiuto.

KungFu ed Umiltà


Nel panorama della cosiddetta Fioritura Marziale, è necessario che ogni Sifu ricordi che alla base di tutto deve esserci l'umiltà, sia nella continuità d'impegno nella propria ricerca e sia, soprattutto, nell'insegnamento agli altri.
Penso che un vero Sifu debba estrinsecare la pulizia della sua anima, acchè il suo insegnamento nulla conceda all'improvvisazione ed all'estemporaneità.
Un Sifu deve essere capace di grandi "miracoli", che permettono all'allievo di crescere non soltanto tecnicamente ma, soprattutto, moralmente.
L'elemento che maggiormente deve trovare spazio è la Luce dell'Arte, che deve nascere dalle profondità più pure dell'anima, quelle della Natura e quelle del Maestro quando, beninteso, l'ha saputa preservare da contaminazioni di sorta.
Perché l'Anima è soprattutto nell'Arte Marziale vera e tradizionale.
Per realizzare tutto questo, c'è bisogno di tanta umiltà da parte di tutti.
E' necessaria tanta buona volontà. Ci sono forze capaci di lavorare ed impegnarsi acchè le Arti Marziali diventino vessillo importante per tutti.
Cerchiamo di non soddisfare soltanto il nostro orgoglio, ma di lavorare perché queste splendide discipline ridiventino meravigliose.
La possibilità di fare questo c'è... basta coglierla.
"Il Kung Fu deve essere capito con il corpo e con lo spirito.
Sifu Cucci ha ben compreso tutto ciò, per cui pratica ed insegna cercando sempre di trasmettere questo princìpio. Sono certo che il cammino che porta avanti porterà tutti coloro che hanno la bontà di seguirlo,sulla strada della vera Conoscenza".

Una Leggenda


Dalla notte dei tempi si tramandano voci e leggende su combattenti possenti e impavidi utilizzati come guardie del corpo e ausiliari in battaglia.
La loro origine marziale è incerta, ma esiste una teoria attendibile che li vede nascere e espandersi dal monastero Siulam di Fukien (Shaolin del Sud) per dare vita a molte delle scuole che oggi riuniamo nella grande famiglia Hung Gar. Sull'origine dell'Hung Gar esistono varie teorie più o meno supportate da prove. La più accreditata sostiene che provenga dallo Shaolin meridionale e, in particolare, che discenda dall'abate del tempio il maestro Gee Sin Sim See. E' certo che molte delle antiche "vie" si sono perse. Ma, come le piogge ristorano la terra dopo la siccità, cosi il potere del grande mistero ristorerà la "via" e le darà nuova vita. Chiediamo che questo avvenga non solo per l'Hung Gar ma per tutti i sistemi, affinché essi tutti possano vivere. Non vi è nulla di troppo e nulla di non abbastanza, nulla di indifferente e nulla di inutile. E' un capolavoro di sistema d'Arte Marziale che viene a chiederci di essere vissuto. Noi lo guardiamo come una pratica, segnata da sudore e fatica. Lo trattiamo alla leggera come una semplice pratica psicofisica.
Se potessimo frugare il mondo e vedere questa pratica elaborarsi e nascere dal fondo dei secoli, comprenderemmo il valore dello Shaolin Hung Gar Kungfu.
Sifu Giuseppe Cucci fa notare che mentre il sistema Siulam (Shaolin) Hung Gar non si trovi tra gli stili più popolari in occidente, lo stesso non si può dire per Hong Kong, Taiwan, Singapore, Malesia e Cina Meridionale, dove sono moltissimi ad essere legati a questo sistema antico 300 anni.
Secondo i documenti storici a noi pervenuti, gli immigranti che tra loro includevano le famiglie di Wong Fei Hung e Lam Sai Wing, importarono il sistema dell'Hung Gar a Hong Kong.
Sifu Cucci, che ha studiato a Hong Kong, ed è stato premiato dalla "International Chiu ChiLing HungGar KungFu Association / World HungGar Wong FeiHung Alumni Association" per i lunghi anni da lui dedicati allo stile, dichiara che esistono già progetti in atto per salvaguardare la sopravivenza del sistema. Ammette però che anche a Hong Kong c'è una certa riluttanza ad "aprire le porte" completamente.
Coloro che visitano l'area di Guangzhou (Canton) nella provincia di Guangdong, incontrano estreme difficoltà a trovare dei maestri che siano disposti a condividere le proprie conoscenze sul sistema dell'Hung Gar. E ciò può sembrare alquanto sorprendente, vista la nuova politica cinese della "porta aperta" per quanto riguarda le cose di natura marziale (WuShu).
Si spera che gli studenti che desiderano studiare questo stile, comprendano l'impegno necessario per la comprensione di un'arte che ha resistito alla prova del tempo e della battaglia.
Sifu Cucci ammette d'esser stato avvicinato da vari maestri e studenti interessati ad apprendere alcune "tecniche" ma non disposti ad impegnarsi in uno studio in profondità dell'arte.
Ci sono troppi artisti marziali che si sono dilettati in questo stile per un paio di mesi o di anni, ed hanno l'audacia di definirsene "maestri".
Ci spiega Sifu Cucci: "Io sono sempre pronto a condividere e a scambiare idee, concetti e filosofie con altri praticanti, a patto che le loro motivazioni ed aspirazioni siano sincere e genuine".
L'Hung Gar è un sistema vivo e vitale. E' necessario conoscerlo bene e trattarlo con l'attenzione e il rispetto che gli sono dovuti. Si educa con ciò che si dice; più ancora con ciò che si fa, e ancora di più con ciò che si è.
Il destino dell'Hung Gar sembra al sicuro a Hong Kong. Ma starà agli istruttori come il Sifu Cucci trovare studenti votati a portare con sé la bandiera del sistema Hung nel mondo occidentale, in speciale modo in Italia.

Purtroppo sono più numerosi gli uomini che costruiscono muri di quelli che invece costruiscono ponti.

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